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Introduzione
Nel mese di gennaio, quando si apre il periodo delle iscrizioni alla scuola superiore, molte famiglie iniziano a interrogarsi sulle scelte più strategiche per il futuro scolastico dei propri figli. Tra le tante opzioni, una in particolare suscita interesse ma anche dubbi: ha davvero senso inserire nel proprio percorso di studi una lingua “non europea” come il cinese, il giapponese, l’arabo o il russo?
La risposta, alla luce del contesto attuale, è sempre più affermativa. Non si tratta più soltanto di assecondare una passione linguistica o culturale, ma di compiere una scelta coerente con i cambiamenti globali in corso. In un mondo caratterizzato da nuove dinamiche geopolitiche, economiche e culturali, conoscere una lingua non occidentale rappresenta un vantaggio competitivo concreto, sia sul piano personale che professionale.
Fino a pochi anni fa, queste lingue sembravano riservate a contesti specialistici o ad ambiti universitari. Oggi, invece, fanno sempre più spesso il loro ingresso nei curricula scolastici e nella formazione liceale, offrendo agli studenti strumenti preziosi per leggere la realtà contemporanea. Studiare una lingua come il cinese mandarino, l’arabo o il giapponese significa acquisire competenze cognitive e culturali profonde, ma anche prepararsi a interagire con nuovi scenari globali, economici e sociali.
L’apprendimento delle lingue extraeuropee, inoltre, favorisce lo sviluppo di una mentalità aperta, flessibile e pronta al cambiamento. Per queste ragioni, tale scelta non dovrebbe essere considerata secondaria, bensì come un investimento a lungo termine. Nei paragrafi seguenti si illustreranno le motivazioni culturali, educative e professionali che rendono questa strada non solo possibile, ma desiderabile per molti studenti italiani.

Perché le lingue extraeuropee sono sempre più importanti in un mondo multipolare e globalizzato
La crescente complessità del contesto internazionale rende sempre più evidente il ruolo centrale delle lingue non europee nella formazione scolastica. In un sistema globale dove gli equilibri si spostano rapidamente, la conoscenza di idiomi come il cinese, il giapponese, l’arabo o il russo permette di comprendere più a fondo le dinamiche economiche, politiche e culturali emergenti.
Diversi paesi asiatici o le nazioni dell’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa) esercitano un’influenza crescente sul piano internazionale. In questo scenario multipolare, è naturale che le lingue parlate in questi contesti assumano una rilevanza strategica, non solo per i professionisti del domani, ma anche per studenti e studentesse che si preparano ad affrontare un futuro sempre più interconnesso.
Il cinese mandarino, ad esempio, è attualmente la lingua con il maggior numero di madrelingua al mondo ed è richiesto in settori come il commercio estero, la diplomazia, la logistica e la tecnologia. Il giapponese, associato all’innovazione, alla robotica e al design, è apprezzato anche nei comparti culturali e creativi. L’arabo riveste un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale, nelle relazioni energetiche e nella mediazione interculturale, mentre il russo mantiene una sua rilevanza sia in ambito geopolitico sia nei rapporti economici con l’Europa orientale e l’Asia centrale.
Insegnare queste lingue a scuola significa fornire agli studenti strumenti per decifrare e abitare il mondo contemporaneo. Non si tratta di una moda o di un capriccio culturale, ma di una risposta formativa alle esigenze di una realtà in trasformazione. Il valore educativo è profondo: imparare una lingua “diversa” stimola la flessibilità mentale, accresce la capacità di analisi e contribuisce a costruire un’identità culturale più solida e consapevole.
Dove si studiano il cinese, il giapponese, l’arabo e il russo nelle scuole italiane: più vicini di quanto si pensi
Negli ultimi anni, diverse scuole superiori italiane, in particolare i licei linguistici, hanno cominciato a introdurre lingue extraeuropee nei propri piani di studio. In molti casi, queste lingue non sono più offerte solo come attività facoltative o laboratori pomeridiani, ma entrano ufficialmente a far parte del curriculum.
Il cinese, ad esempio, è ormai presente come terza lingua in numerosi licei linguistici, spesso in convenzione con istituti culturali cinesi (gli Istituti Confucio) o università. Anche il giapponese viene introdotto sempre più spesso in scuole che collaborano con l’Istituto Giapponese di Cultura o altre realtà accreditate. In alcune regioni italiane, è possibile trovare anche corsi curriculari di arabo o russo, a testimonianza di una crescente apertura verso lingue “non tradizionali”.
Va evidenziato che l’introduzione di nuove lingue può anche avvenire su spinta degli stessi studenti o delle famiglie. In molti istituti, infatti, è sufficiente un numero minimo di richieste per attivare corsi pomeridiani o moduli opzionali. Si tratta di un’opportunità concreta anche per quegli studenti che non trovano nella propria città una scuola che includa subito queste lingue nel piano triennale. In alternativa, molte scuole collaborano con enti esterni per offrire laboratori linguistici certificati e percorsi extracurricolari.
Questo scenario dimostra che l’accesso allo studio delle lingue extraeuropee non è limitato alle grandi città. Anche in contesti provinciali è possibile attivare percorsi innovativi, spesso sostenuti da progettualità scolastiche flessibili e da una crescente attenzione all’internazionalizzazione. Le famiglie interessate farebbero bene a informarsi direttamente presso i licei linguistici della propria zona, verificando l’offerta formativa attuale e le possibilità di ampliamento.

Lingue “diverse” ma utilissime: quanto contano nel mondo del lavoro e nelle professioni del futuro
Oltre all’aspetto culturale ed educativo, lo studio delle lingue non europee rivela una forte utilità in ambito professionale, anche per quei ragazzi che, una volta terminata la scuola superiore, non intendono necessariamente proseguire con un percorso universitario.
Le aziende che operano a livello internazionale cercano sempre più spesso profili in grado di comunicare con mercati “non occidentali”. In questo senso, una competenza linguistica diversa da quelle più comuni può rappresentare un elemento distintivo, utile già in fase di selezione del personale. Vediamo ora nel dettaglio alcuni casi emblematici.
• Cinese mandarino: il ponte verso la seconda potenza economica mondiale

La conoscenza del cinese costituisce una risorsa preziosa in numerosi ambiti professionali: dall’import-export al turismo, dalla logistica alla comunicazione interculturale.
Anche ruoli operativi possono trarre beneficio da competenze base, utili per dialogare con clienti, fornitori o partner internazionali. In un’economia sempre più orientata verso l’Asia, conoscere anche solo i fondamenti del mandarino è un vantaggio significativo.
• Giapponese: innovazione, tecnologia e creatività

Il Giappone, noto per la sua influenza nel settore dell’elettronica, del design e dell’intrattenimento digitale, rappresenta una destinazione strategica per molte imprese italiane.
Studenti con una base di giapponese possono candidarsi a posizioni in aziende che si occupano di robotica, gaming, anime, design industriale o elettronica di consumo ma anche in settori STEM più improntati alla ricerca in campo medico e biochimico. In molti casi, anche il solo interesse per la cultura giapponese può generare percorsi professionali nei settori culturali e turistici.
• Arabo: cooperazione, diplomazia, risorse

Lingua ufficiale di oltre venti paesi, l’arabo è molto richiesto nei contesti internazionali, soprattutto in ambiti legati alla diplomazia, alla cooperazione, all’assistenza, alla gestione delle risorse energetiche e anche nel mondo della finanza e dell’economia.
Le ONG, le imprese operanti nel Nord Africa o nel Golfo, così come le istituzioni internazionali, vedono con favore chi possiede competenze base in questa lingua, anche se acquisite durante il percorso scolastico.
È recentissima la notizia dell'introduzione dell'Arabo come lingua straniera al Liceo "Eugenio Montale" di Roma, testimoniando un'espansione continua.
• Russo: comunicazione internazionale, logistica e scambi culturali

Il russo è una lingua parlata in un’area geografica molto ampia che comprende Europa orientale e Asia centrale, e rappresenta ancora oggi uno strumento utile per la comunicazione internazionale e gli scambi economici. La sua conoscenza è apprezzata in settori come la logistica, il commercio estero, il turismo e le professioni tecniche che operano su mercati non coperti dalle lingue occidentali più diffuse.
Questi esempi dimostrano che studiare una lingua non europea non è solo un arricchimento culturale, ma può concretamente ampliare gli sbocchi professionali già dopo il diploma, senza necessariamente attendere una specializzazione universitaria. In un mercato del lavoro sempre più competitivo, una competenza linguistica originale può rivelarsi un vantaggio decisivo.
Lingue in espansione: coreano, hindi, turco e portoghese brasiliano tra le nuove opportunità da tenere d’occhio

Oltre al cinese, al giapponese, all’arabo e al russo, esiste un insieme di lingue che, pur essendo ancora poco presenti nei programmi scolastici italiani, stanno attirando crescente attenzione a livello globale. Si tratta del coreano, dell’hindi, del turco e del portoghese brasiliano: idiomi parlati in paesi che si stanno affermando come protagonisti sul piano economico, culturale e geopolitico.
Il coreano è sempre più richiesto grazie al forte impatto della cultura sudcoreana nel mondo, ma anche per la presenza di colossi tecnologici globali e dal 2024 una scuola di Bergamo ha una classe di liceo linguistico in cui una delle lingue straniere è proprio il coreano. L’hindi, una delle lingue ufficiali dell’India, è strategica in vista della crescita del subcontinente indiano come potenza economica. Il turco e il portoghese brasiliano, infine, aprono orizzonti nei settori del commercio internazionale, della diplomazia e delle relazioni tra Europa, Medio Oriente e America Latina.
Pur non essendo ancora offerte stabilmente nei licei italiani, queste lingue rappresentano una frontiera educativa in espansione, verso la quale è utile orientarsi già oggi. Considerarle nel dibattito sull’innovazione dell’offerta formativa e nei percorsi individuali significa prepararsi a un futuro scolastico e professionale più ricco di possibilità, più attuale e più globale.
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Come capire se le lingue non europee sono la scelta giusta per un percorso scolastico efficace
Il mese di gennaio rappresenta per molte famiglie un momento di scelte fondamentali: è il periodo dell’anno in cui genitori e studenti devono decidere a quale istituto superiore iscriversi. In questo contesto, la possibilità di studiare una lingua non europea all’interno di un liceo linguistico può rappresentare un’opzione interessante e spesso sottovalutata.
Valutare questa scelta richiede una riflessione su più livelli. In primo luogo, è utile considerare le attitudini personali degli studenti, in particolare l’interesse per la comunicazione, le culture straniere, le discipline umanistiche e le lingue in generale. Ragazzi appassionati di manga, calligrafia, culture mediorientali o interessati ai viaggi in paesi non occidentali dimostrano spesso una naturale predisposizione verso idiomi diversi da quelli europei tradizionali. In questi casi, studiare cinese, giapponese o arabo non rappresenta solo un’opzione accademica, ma un investimento nelle passioni individuali dello studente.
Un altro elemento da tenere in considerazione è la strategicità della lingua. A differenza di lingue più diffuse come inglese o francese, quelle extraeuropee tendono a essere parlate da un numero minore di studenti italiani, offrendo così un vantaggio competitivo sul piano della differenziazione. Questo aspetto può rivelarsi decisivo in contesti futuri come selezioni universitarie, tirocini internazionali o opportunità lavorative.
È importante inoltre ricordare che alcuni licei linguistici propongono già nel loro piano triennale la possibilità di scegliere una lingua “diversa” come terza lingua. In altre scuole, queste opzioni vengono attivate attraverso collaborazioni con enti esterni o associazioni culturali. Consultare i siti web delle scuole superiori del proprio territorio, partecipare agli open day e dialogare con i docenti referenti per l’orientamento sono passaggi fondamentali per ottenere informazioni aggiornate.

E se nella propria città non ci sono scuole con queste lingue? Laboratori, corsi pomeridiani e altre soluzioni alternative
Una delle domande più frequenti poste dai genitori è la seguente: cosa fare se uno studente dimostra interesse per una lingua non europea, ma nella propria città non esistono licei che la includono nel curriculum? La situazione è comune, ma non per questo priva di soluzioni.
In diversi istituti superiori, specialmente nei licei linguistici più attenti alle esigenze degli studenti, è possibile attivare laboratori pomeridiani o corsi extracurricolari di lingue extraeuropee, anche se non inclusi nel piano di studi standard. Tali corsi vengono spesso realizzati in collaborazione con enti culturali esterni, insegnanti madrelingua o mediatori culturali certificati. La loro attivazione avviene in molti casi su richiesta da parte degli studenti stessi, a testimonianza di una scuola che si evolve in funzione delle passioni reali degli alunni.
Questi percorsi non sono improvvisati: molte scuole offrono moduli linguistici strutturati, con contenuti progressivi, esercitazioni pratiche, attività culturali e possibilità di sostenere esami di certificazione. Anche se avvengono fuori dall’orario scolastico tradizionale, vengono spesso riconosciuti all’interno dei crediti formativi scolastici, con benefici anche in fase di maturità o per l’accesso a bandi e progetti internazionali.
Un’altra opzione da considerare riguarda i corsi online certificati, sempre più diffusi e accessibili anche a studenti delle scuole superiori. Grazie alle tecnologie didattiche, oggi è possibile studiare cinese, arabo, giapponese o russo con insegnanti qualificati, accedendo a piattaforme interattive e materiali multimediali avanzati. Alcune scuole integrano queste esperienze nell’ambito dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO), offrendo agli studenti esperienze formative concrete in ambito linguistico.
Infine, è utile ricordare che le famiglie possono fare rete con altri genitori, segnalare l’interesse al consiglio d’istituto e sostenere l’attivazione di nuove proposte linguistiche. L’ascolto da parte delle scuole è spesso più attento di quanto si creda: quando la domanda è reale, l’offerta tende ad adattarsi.

Conclusione
Scegliere di studiare una lingua extraeuropea all’interno del percorso scolastico significa investire in una visione più ampia del mondo, non limitata ai confini culturali o linguistici tradizionali. In un’epoca in cui il cambiamento è la sola costante, la capacità di comunicare con realtà diverse, lontane e spesso incomprese, rappresenta una risorsa fondamentale.
Le lingue non europee, per quanto complesse, stimolano lo sviluppo del pensiero laterale, rafforzano la memoria e favoriscono un atteggiamento di apertura e rispetto verso l’altro. Inoltre, arricchiscono il bagaglio culturale di ogni studente, offrendo occasioni uniche di confronto con civiltà antiche e dinamiche contemporanee in evoluzione.
Nel contesto professionale, queste competenze linguistiche non sono più viste come un elemento “in più”, ma come un segno distintivo. Un giovane che ha studiato il giapponese a scuola, o che conosce i fondamenti dell’arabo, può candidarsi a opportunità che resterebbero precluse a chi si è limitato a percorsi più convenzionali. Anche solo una competenza scolastica, se ben consolidata, può rappresentare una carta vincente in un colloquio di lavoro, in una selezione universitaria o in un progetto Erasmus.
Le famiglie che si trovano oggi a scegliere il percorso delle scuole superiori dovrebbero tenere conto di questi aspetti. Non sempre la scelta più diffusa è quella più lungimirante. Spesso, le decisioni più coraggiose – come intraprendere lo studio di una lingua poco comune – si rivelano le più efficaci, in termini di formazione, di crescita personale e di opportunità concrete.







