Indice dei Contenuti
Succede ogni anno, più o meno con lo stesso copione. A fine maggio la scuola pubblica la lista delle adozioni e, accanto ad alcuni titoli, compare una parolina apparentemente rassicurante: "consigliato". Magari è di fianco a un classico come la Divina Commedia o i Promessi Sposi, e più di un genitore tira un sospiro di sollievo: bene, almeno quel libro posso evitare di comprarlo.
Ed è qui che scatta l'equivoco più diffuso, quello che ogni settembre manda in confusione migliaia di famiglie: nella stragrande maggioranza dei casi quei libri "consigliati" non sono affatto facoltativi. Sono testi che l'insegnante userà regolarmente in classe e che quindi vanno acquistati esattamente come quelli obbligatori. La parola "consigliato" lascia intendere una libertà di scelta che, nei fatti, quasi non esiste.
Il risultato? Chi si fida dell'etichetta e non compra il libro rischia di ritrovarsi a settembre senza un testo che invece serviva eccome, costretto a recuperarlo in fretta e quasi sempre a prezzo pieno. Per capire come sia possibile — e come difendersi — servono due risposte: perché un libro di fatto indispensabile può finire tra i "consigliati"? E chi stabilisce quanto, in tutto, una famiglia può essere chiamata a spendere?
La risposta alla seconda domanda è sì: un tetto di spesa esiste. Ed è proprio nel rapporto tra quel tetto e l'etichetta "consigliato" che si nasconde tutta la storia.
Il tetto di spesa esiste (e pochi lo conoscono)
Facciamo un passo indietro. Dal 2002 il Ministero dell'Istruzione fissa un tetto di spesa per la dotazione libraria di ogni classe e di ogni indirizzo: quando i docenti scelgono i libri, la somma dei prezzi di copertina non può superare quella cifra.
Qualche numero concreto per il 2026/27. Alla secondaria di primo grado (le medie) il tetto è di 303 euro per il primo anno, 121 euro per il secondo e 136 euro per il terzo. Alle superiori si sale e cambia per indirizzo: al liceo classico e linguistico il primo anno il limite è 346 euro, mentre allo scientifico è 331 euro.
Non è un'indicazione vaga. Le adozioni vengono scelte nei consigli di classe di maggio e deliberate dal Collegio dei docenti, e sul rispetto del limite vigilano gli Uffici Scolastici Regionali, mentre i revisori dei conti delle scuole ne verificano l'osservanza. Sulla carta, insomma, una rete di protezione c'è. Il problema è capire cosa finisce dentro quel conteggio. E cosa resta fuori.

Obbligatori contro consigliati: la differenza sostanziale
Ecco il punto che sfugge a quasi tutti: al tetto concorrono solo i testi obbligatori, non quelli consigliati.
Detta così, sembrerebbe una scappatoia perfetta: basta etichettare un libro come "consigliato" e il totale resta basso. Ma la norma non è ingenua. Il "consigliato" è ammesso solo per testi a carattere monografico o di approfondimento disciplinare - esattamente quelle sigle "Mo" e "Ap" di cui sopra. I veri libri di testo, quelli su cui si lavora tutto l'anno, non possono essere spostati tra i facoltativi. E far passare per "consigliato" un testo che in realtà è indispensabile è una pratica elusiva e vietata.
Nella realtà, però, le cose vanno spesso diversamente. Proprio per non rischiare di sforare il tetto, capita che tra i "consigliati" finiscano anche libri di materie tutt'altro che secondarie. Alle medie, ad esempio, non è raro vedere il testo di storia o di geografia segnato con un "No" nella colonna "Da acquistare" e una sigla nella colonna "Consigliato": volumi che però sono a tutti gli effetti fondamentali e che il docente userà regolarmente in classe. Il genitore distratto rischia di non comprarli, salvo poi scoprire a settembre che servivano eccome.
C'è poi un caso a parte, tipico degli istituti tecnici e professionali: i cosiddetti libri di indirizzo, cioè i manuali delle materie caratterizzanti (meccanica, elettronica, economia aziendale, agraria…). Sono spesso volumi specialistici e costosi, e proprio per questo sono tra le motivazioni più frequenti con cui le scuole giustificano lo sforamento del tetto: l'adozione di testi specialistici o tecnici particolarmente costosi ma ritenuti indispensabili per alcune discipline è una delle ragioni ammesse per chiedere la deroga.
Il risultato? Per rientrare nel limite, a volte le scuole tagliano qualche volume o lo spostano tra i consigliati. E così una parte del costo, in modo poco trasparente, finisce comunque sulle spalle delle famiglie - che per non sbagliare farebbero bene a controllare con l'insegnante, già a inizio anno, quali "consigliati" verranno davvero usati.
La radice del problema: due forze opposte
Per capire perché un meccanismo nato per proteggere oggi arranchi, bisogna guardare due dinamiche che tirano in direzioni contrarie.
Da un lato, i costi reali che salgono. Inflazione, prezzo della carta e, soprattutto, il meccanismo delle nuove edizioni. È una pratica nota: molte case editrici ogni anno cambiano il codice ISBN aggiungendo o togliendo immagini, modificando la prefazione, qualche riga o gli esercizi, pur lasciando il contenuto pressoché invariato. Così il libro dell'anno prima diventa "vecchio" e il mercato dell'usato si svuota. Una pratica su cui il Codacons (coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), ha presentato una denuncia in Procura per truffa, chiedendo il sequestro dei testi presentati come "nuovi" per verificarne il contenuto. Il paradosso è che esiste già una regola di settore: l'editore può immettere sul mercato una nuova edizione solo se differisce dalla precedente per almeno il 20% dei contenuti — ma l'Antitrust l'ha giudicata troppo vaga, al punto da lasciar passare anche semplici ritocchi grafici.
Dall'altro lato, un tetto rimasto fermo. Fissato per la prima volta nel 2002 e ritoccato l'ultima volta nel 2012, il limite è poi rimasto congelato per oltre dieci anni. Ed ecco il dato che racconta tutto: rispetto al valore di partenza, in ventidue anni il tetto è cresciuto solo del 5,7%, mentre nello stesso arco di tempo l'inflazione ha superato il 45% — secondo alcune stime arrivando attorno al 50%. Non sorprende che su questo abbia acceso un faro anche l'Antitrust: nella sua indagine sull'editoria scolastica ha rilevato che, con il passare degli anni, i tetti sono diventati un riferimento ormai solo formale, sempre meno effettivo rispetto ai costi reali a carico delle famiglie. Da notare, però, che secondo l'Authority i prezzi dei libri sono saliti sostanzialmente in linea con l'inflazione: a pesare è soprattutto il limite rimasto al palo, che ha smesso di fare da argine.
Due forze opposte, quindi: i prezzi corrono, la protezione resta al palo. E in mezzo ci sono le famiglie.

Cosa è cambiato dal 2025 (e cosa no)
Qualcosa, va detto, si è mosso. Dall'anno scolastico 2025/2026 la legge impone finalmente di adeguare i tetti all'inflazione programmata: il riferimento normativo è l'articolo 15 del decreto-legge 112/2008, modificato dalla legge 106/2024, che lega i tetti al tasso di inflazione programmata. In concreto: un aggiornamento dell'1,8% per il 2025 e dell'1,5% per il 2026.
È un passo nella direzione giusta. Ma non basta, per un motivo semplice: questi adeguamenti agiscono in avanti, anno per anno, e non recuperano il divario accumulato nel decennio precedente. Quel gap resta enorme.
C'è anche un segnale indiretto, quasi una confessione di sistema: la deroga che permette di sforare il tetto è stata progressivamente allargata, fino ad arrivare oggi al limite massimo del 20%, previa delibera motivata del collegio dei docenti e approvazione del consiglio di istituto. In pratica si è dovuta ampliare la valvola di sfogo perché il tetto, così com'è, fatica a reggere i prezzi reali. (Va detto, per onestà: in alcuni casi si può anche spendere meno, perché il tetto si riduce del 10% per i testi in versione mista cartaceo-digitale e del 30% per il digitale puro — sconto vero, ma in pratica poco usato perché le aule restano legate al cartaceo.)
Il conto finale: quanto pagano davvero le famiglie
Ecco la sezione ristrutturata con un sottotitolo h3 per ogni tipo di scuola:
Il conto finale: quanto pagano davvero le famiglie
Mettendo da parte le percentuali e tornando ai portafogli, ecco le cifre per il 2025, elaborate sulla base dei dati dell'Associazione Italiana Editori. Sono medie annue, dizionari esclusi.
Medie
Alla secondaria di primo grado la spesa media è di circa 190 euro l'anno. Ma è guardando l'intero triennio che si capisce il peso reale: per la dotazione libraria completa una famiglia spende in media circa 580 euro. A pesare è anche il ricambio dei testi: l'Antitrust ha rilevato che il tasso di cambio delle edizioni da un ciclo all'altro arriva al 35% alle medie, cioè più di un libro su tre non si può riutilizzare.
Licei
Sono l'indirizzo più oneroso delle superiori: circa 279 euro l'anno. È qui che incide di più la dotazione iniziale, concentrata in prima e in terza superiore, quando si rinnova quasi tutto e quando si aggiungono nuove materie (fisica, filosofia ecc.) al curriculum di studi.
Istituti tecnici
Spesa media intorno ai 241 euro l'anno. A far lievitare il conto sono soprattutto i libri di indirizzo, cioè i manuali specialistici delle materie caratterizzanti, spesso costosi e difficili da reperire usati.
Istituti professionali
Sono la voce più contenuta: circa 167 euro l'anno. Anche qui, però, il peso dei testi tecnici di indirizzo può spostare sensibilmente la cifra a seconda del settore.
Il quadro d'insieme
Allargando lo sguardo all'intero percorso, alle superiori la dotazione completa costa in media circa 1.250 euro, e il ricambio dei testi è ancora più alto che alle medie: il tasso di cambio sale al 40% alle superiori, con oltre un terzo dei libri che non può essere riusato.
Il messaggio è semplice e un po' amaro: il tetto esiste, ma la spesa concreta resta pesante e continua a crescere. La rete c'è, ma è a maglie sempre più larghe.

In attesa che il tetto torni a proteggere
Il quadro è questo: un limite di spesa pensato per tutelare chi compra, che però fatica sempre più a tenere il passo con i prezzi reali e con le "nuove edizioni" che azzerano il valore dell'usato. Gli adeguamenti recenti aiutano, ma il recupero sarà lento e il peso, intanto, resta sulle famiglie.
In una situazione così servono leve di risparmio concrete e immediate. E il libro usato è una delle poche davvero a portata di mano: stesso contenuto, stessa edizione utile, costo nettamente più basso — un mercato che, non a caso, l'Antitrust stima valga circa 150 milioni di euro all'anno. La chiave è proprio saper leggere bene la lista delle adozioni: controllare gli ISBN, distinguere gli obbligatori dai "Mo/Ap", verificare quali testi si possono recuperare di seconda mano. Finché le regole inseguono l'inflazione, è uno dei modi più semplici per alleggerire la spesa senza rinunciare a nulla di ciò che serve in classe — e, già che ci siamo, anche per dare una mano all'ambiente rimettendo in circolo libri che ci sono già.







